Ciao, Sanremo, Ciao

Sanremo 2015

Il mio diario di bordo si conclude qui.

– Ma come? E sul vincitore non ci dici nulla?

No, anche perché di verdetti se ne parlerà da qui ai prossimi tre mesi. Però anche io, nel mio piccolo, ho vinto il mio festival. (No, non ho cantato, Samu! Lo so che non guardi mai la tv, quindi mettiti il cuore in pace).

Dovete sapere che, nonostante Sanremo sia stato a lungo il sogno di una vita, nelle settimane precedenti alla kermesse ho avuto una crisi abbastanza seria.
Avete presente quella strana sensazione quando vi chiedete se tutto l’impegno per inseguire il vostro sogno possa non essere sufficiente? Oppure tempo perso? O, ancora, che non sia ciò che volete davvero?

Bene. Ho pensato seriamente di abbandonare il giornalismo musicale, ero arrivata a credere di non aver futuro in questo settore, tanto affascinante quanto spietato nella concorrenza.
Tuttavia, ho ritenuto giusto andare a Sanremo – nonostante fossi terrorizzata – perché solo a stretto contatto con la musica 24 ore su 24, e un tour de force di conferenze stampa, avrei realizzato quanto fosse profonda la mia passione: di conseguenza, ho rimandato ogni decisione a riguardo alla fine della kermesse.

Come già detto nei giorni scorsi, è stata un’esperienza estenuante, con ritmi di lavoro pressanti, per di più senza mai permettersi cali di attenzione.
La chiave di lettura illuminante l’ho avuta grazie a Mauro Coruzzi, meglio conosciuto come Platinette. Durante la sua conferenza stampa, una frase mi ha colpita in particolar modo “in passato ho fatto il vostro lavoro, so che è pagato da fame, ma so altrettanto bene che ci vuole un amore infinito per farlo bene“. Ecco, è proprio questo il punto: per quante delusioni ci possano essere, e nonostante la concorrenza, talvolta spietata, in questo ambiente di squali, amo troppo la musica e la scrittura per rinunciarvi completamente. Non dobbiamo boicottare noi stessi né i nostri sogni, bisogna invece andare avanti con tutte le forze in corpo anche nei momenti peggiori. Solo così, con la nostra tempra, attribuiamo il giusto valore alla passione che ci rende unici. Questo discorso è applicabile a qualsiasi ragione, professionale o hobby, importante abbastanza da farci alzare la mattina per uno scopo.

Sanremo, oltre ad essere un’esperienza formativa e ad avermi insegnato una fondamentale lezione di vita, mi ha regalato un lato umano inaspettato: legami pre-esistenti cementificati, conoscenze tramutate in qualcosa di più profondo e nuovi incontri interessanti.

Non andrò all’Eurosong Contest e non sono un tenorino (menomale, direi!) ma ho ritrovato me stessa, e scusate se è poco.

(Però avrebbe dovuto vincere Nek, uffa).

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