Frankie Hi NRG e Quelli Che Benpensano

Frankie Hi-NRG MC - Quelli che benpensano

Una delle cose più belle della musica sono quei brani che, se scritti magistralmente, rimangono indelebili nelle menti di chi li ascolta. Non mi riferisco esclusivamente all’aspetto strumentale ma anche, forse soprattutto, ai testi.

Tra i pezzi ad avermi maggiormente colpita in quanto a lyrics, il primo – cronologicamente parlando –  è stato senza dubbio “Quelli che benpensano” di Frankie Hi-NRG MC. Pubblicata nel 1997, come estratto dall’album La morte dei miracoli, “Quelli che benpensano” ha aperto il mondo della musica rap ad un vasto pubblico, grazie ad un testo che esulava dagli stereotipi che venivano associati, all’epoca, al genere. Sebbene ci avessero provato, nel 1996, già Neffa e gli Articolo 31 a sfondare col rap (ottenendo, peraltro, ottimi risultati in classifica), Frankie Hi-NRG riuscì a colpire il pubblico con una canzone di denuncia, dai versi non coloriti ma terribilmente adatti per fotografare la situazione sociale dei tardi anni ’90.

Sono intorno a noi, in mezzo a noi, in molti casi siamo noi
a far promesse senza mantenerle mai
se non per calcolo,
il fine è solo l’utile, il mezzo ogni possibile,
la posta in gioco è massima,
l’imperativo è vincere e non far partecipare nessun altro,
nella logica del gioco la sola regola è esser scaltro: niente scrupoli o rispetto verso i propri simili
perchè gli ultimi saranno gli ultimi se i primi sono irraggiungibili.
Sono tanti
arroganti coi più deboli, zerbini coi potenti,
sono replicanti,
sono tutti identici guardali
stanno dietro a maschere e non li puoi distinguere. Come lucertole si arrampicano,
e se poi perdon la coda la ricomprano.
Fanno quel che vogliono si sappia in giro fanno, spendono, spandono e sono quel che hanno.

In questa prima strofa, i bersagli presi di mira dal rapper – al secolo Francesco Di Gesù – sono gli arrampicatori sociali, ovvero coloro pronti a tutto per conseguire i risultati prefissati, anche vendere l’anima al diavolo. Non conoscono pudore, rispetto o morale: l’unica cosa importante è scalare i vertici della società e arrivare al comando, passando sui cadaveri di chi prova ad arrestare la loro cavalcata verso il potere.

Claudia Falzone - Quelli che benpensano - Apparire

E come le supposte abitano in blisters full-optional
con cani oltre i 120 decibels e nani manco fosse Disneyland
vivon col timore di poter sembrare poveri
quel che hanno ostentano, tutto il resto invidiano
poi lo comprano, in costante escalation col vicino costruiscono
parton dal pratino e vanno fino in cielo
han più parabole sul tetto che S.Marco nel Vangelo
Sono quelli che di sabato lavano automobili
che alla sera sfrecciano tra l’asfalto e i pargoli
medi come i ceti cui appartengono
terra-terra come i missili cui assomigliano
Tiratissimi, s’infarinano
s’alcolizzano e poi s’impastano su un albero – boom!
Nasi bianchi come Fruit of the Loom
che diventano più rossi d’un livello di Doom.

Nella seconda, invece, oggetto della critica sono coloro che, vuoi per mancanza di autostima o per lo scopo di primeggiare sempre e comunque, basano la loro vita sulle apparenze e i dettagli frivoli. Secondo questa categoria di persone, il valore di un individuo si misura dai cavalli della sua automobile, dalla grandezza della sua casa, dal possedere la parabola satellitare o dal numero di strisce di cocaina sniffate. Tutto è concesso, basta sembrare ricchi e vincenti. La regola è ostentare, quando si ha, e invidiare fino alla morte quando non si ha, arrivando al punto di consumare il proprio denaro pur di essere sempre al top.

Claudia Falzone - Quelli che benpensano - Ipocrisia

Ognun per sé, Dio per sé
mani che si stringono tra i banchi delle chiese alla domenica
mani ipocrite, mani che fan cose che non si raccontano
altrimenti le altre mani chissà cosa pensano, si scandalizzano
Mani che poi firman petizioni per lo sgombero
mani lisce come olio di ricino, mani che brandiscon manganelli
che farciscono gioielli, che si alzano alle spalle dei fratelli
Quelli che la notte non si può girare più
quelli che vanno a mignotte mentre i figli guardan la tv
che fanno i boss, che compran Class
che son sofisticati da chiamare i NAS, incubi di plastica
che vorrebbero dar fuoco ad ogni zingara
ma l’unica che accendono è quella che da loro l’elemosina ogni sera
quando mi nascondo sulla faccia oscura della loro luna nera.

Infine, una tipologia di personaggi la cui madre, come quella dei cretini, è destinata a rimanere perennemente incinta: gli ipocriti. Generalmente viscidi, sono i finti moralisti fino al midollo, col solo scopo di mantenere una parvenza di persone per bene quando, lontani dagli occhi di tutti, si comportano in modo diametralmente opposto. Per esempio, madri e padri di famiglia che vanno in chiesa ed esercitano volontariato mentre, all’interno delle mura di casa propria, non sappiano cosa significhi comprensione. O mariti all’apparenza perfetti che, millantando riunioni di lavoro, passano la notte tra un festino o l’altro.

A 15 anni, quando uscì quella canzone, mi piacque subito. E, come tutti gli adolescenti, la canticchiavo senza soffermarmi sul significato. Probabilmente ero ancora come Alice nel paese delle Meraviglie, perché riascoltandola qualche anno dopo ho colto ogni sfumatura di questo brano. Il dettaglio più inquietante è che oggi, a 18 anni dalla sua pubblicazione, “Quelli che benpensano” è ancora più attuale che mai, dimostrando che la società ha ancora – e forse sempre le avrà –  delle erbacce dure a estirpare e morire. Un messaggio crudo, privo di speranza, che purtroppo troverà riscontro in qualsiasi spazio e in ogni tempo.

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