I Venti Passi – Giorno 4 – La Sedicesima Lettera

Premessa: il tema di oggi dei Venti Passi è la perdita. Se parlarne in termini negativi o positivi, sta a me. Ho deciso di affrontare l’argomento in questo modo. Buona lettura!

 

Più e più volte mi sono sentita dire, negli anni, che sono portata per la scrittura. In effetti, mettere le mie parole nero su bianco mi riesce molto meglio che esprimere gli stessi concetti usando le parole. Questione di carattere? Probabilmente sì, ma non è solo questo. Scrivendo non emerge il tono della tua voce, il timbro della stessa. , tantomeno, i difetti di pronuncia. Quelli che ti mettono in difficoltà ogni buona volta che devi pronunciare una dannata lettera. Nel mio caso, la lettera è la sedicesima dell’alfabeto italiano, ossia la R. Certo, i miei livelli di ostilità verso la R non sono paragonabili a quelli di Iginio Tarchetti nel racconto “La Lettera U“, però i miei problemini li ho avuti anch’io. La mia R non è moscia, è arrotata. Ciò ha fatto in modo che i miei professori di francese si incazzassero con me per la pronuncia non perfetta e, prima ancora, mi ha garantito anche le prese in giro dei miei coetanei dalle scuole elementari in poi. Era diventata una tortura, volevo perdere quel maledetto suono! Per rendere ciò possibile, quando vedevo alcuni dei miei compagni usavo solo parole senza la lettera incriminata. Era difficile, soprattutto per la poca proprietà di linguaggio che di solito hai a 7-8 anni. Poi, a una certa età, ho iniziato a sopportare l’esistenza della mia R arrotata, sebbene ne fossi tutt’altro che orgogliosa. Anche perché, diciamolo, se già non sei una gran chiacchierona, limitarti ulteriormente ti complica ulteriormente la vita. Dopo anni in cui pensavo di essermi abituata a quel suono, succede l’impensabile. Un pomeriggio soleggiato di dicembre 2013, apparentemente uguale a tanti altri giorni, decido di andare alla mostra del cervello che si tiene al Museo di Storia Naturale a Milano e conosco un ragazzo. E’ un tipo brillante, ha il fascino dell’intellettuale e ha una parlantina molto sciolta: l’unico problema è che sono comunicativa quanto un pezzo di legno marcio. Lo ascolto, i suoi discorsi sono interessanti mentre io mi sento piccola così. Mi dice

– Raccontami qualcosa.
– Non so cosa dire.
– Dai, non ci credo.
– Te lo giuro. E poi la mia R fa schifo.

Eccola, la R, di nuovo a complicare le cose.

Il ragazzo mi risponde

– Allora facciamo un discorso senza R!

Mai frase mi ha stregata più di questa. Qualsiasi altra persona, alle prese con una svalvolata come me, sarebbe scappata a gambe levate. Lui, invece, ha preso la mia follia e l’ha fatta sua, accompagnandomi in un discorso in cui entrambi abbiamo perso la R. Non sono mai stata più felice di perdere qualcosa.

I Venti Passi di Strani Anelli: Giorno 4

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