I Venti Passi – Giorno 9 – Zeno

Come sempre scelgo mete strane per le mie vacanze, luoghi non esattamente tra i grandi classici in cui trascorrere le ferie, ma va bene così. Quest’anno, però, la tensione è alle stelle e lasciarmi i problemi alle spalle pare non sia servito. Decido di fare due passi in compagnia, per il centro storico di Vicenza, in modo da mettere a tacere i pensieri e prendere una boccata d’aria fresca – o calda, viste le temperature a dir poco bollenti. Osservo la folla: ci sono due vecchietti che camminano per mano, combriccole di ragazzini che giocano coi gavettoni, una ragazza decide di fare il suo spuntino pomeridiano coi pescetti fritti tipici del mercato. E’ un microcosmo, in cui ogni persona è necessaria per la perfezione di quel momento. Anche il bambino che sta inseguendo un cagnolino cercando di giocarci, in fondo, sta bene in quel contesto.
Venti Passi - Giorno 9
Apro bocca, senza quasi rendermene conto. Non mi capita spesso di lasciarmi andare in esclamazioni spontanee ma ogni tanto ci vuole. O forse no, se le mie esternazioni provocano tanto sgomento. Il bambino si gira di scatto verso di me, guardandomi con un’espressione a metà tra l’arrabbiato e il triste per poi scoppiare a piangere. La madre, dopo aver chiamato a gran voce il bambino – che, nel frattempo, ha smesso di inseguire il cane – mi fulmina con lo sguardo, se potesse mi appenderebbe al muro. Il mio fidanzato si ferma di colpo, mi guarda ridendo come un matto e mi chiede “Non sei seria, vero? Dimmi che non stai parlando seriamente“. Invece sì, sto parlando seriamente, e dire che mi sento imbarazzata è riduttivo, vorrei sprofondare all’istante. E tutto questo perché ho detto, candidamente “Zeno? Ma dai, che razza di nome per un cucciolo! Come fai a chiamare un cane Zeno?“. Che Zeno non sia il cane, ma il bambino che lo sta inseguendo, è solo un piccolo, trascurabilissimo, dettaglio.

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